La mini in Italia

Oggi le mini angurie o baby cocomeri sono una realtà su tutti gli scaffali del reparto ortofrutta dei supermercati e dei fruttivendoli d’Italia ma il processo di affermazione di questo nuovo segmento di mercato è stato piuttosto lungo e difficile per motivi che non vanno di certo ricercati nella propensione del consumatore ad acquistare questo prodotto.

Già nei primi anni 2000 alcuni dei tecnici Agronomi, oggi in forza alla Fenix S.r.l., sono stati tra i principali autori dell’introduzione della mini anguria sul mercato italiano. Forti dell’esperienza maturata in Israele, in Spagna e negli USA vennero messi a punto una serie di investimenti atti ad introdurre un prodotto che già stava incuriosendo mercati esteri più aperti all’innovazione. Tutto muoveva dalla comprensione che ormai la famiglia tradizionale e soprattutto la famiglia intesa come nucleo di persone a tavola stava cambiando. Iniziò quindi un complesso progetto di sviluppo che ruotava attorno a questo tipo di anguria per il quale necessitava capire praticamente tutto: modalità e tempi di germinazione del seme, all’allevamento della piantina in vivaio, modalità di trapianto, allevamento delle piante, posizionamento degli impollinatori per le varietà senza seme (seedless), modalità di raccolta, marketing, packaging, promozione diretta dei frutti e risposta dei consumatori nei punti vendita degli ipermercati. Passaggi che vennero messi sotto la lente di ingrandimento ma che alla fine portarono alla messa a punto di un protocollo operativo che prendeva in considerazione tutta la filiera: dal seme alla soddisfazione dei consumatori. Dopo qualche anno di studio iniziò il processo di divulgazione presso le principali cooperative e organizzazione di produttori d’Italia per la diffusione dei risultati e la promozione.